- Contenuti

Questa sezione è destinata a chi non conosce la struttura organizzativa, scientifica e didattica dell'Università italiana e fornisce le informazioni di base per comprenderne le dinamiche.

- I docenti e la ricerca scientifica

Nell'Università italiana insegnano tre categorie di docenti:

  • I ricercatori che costituiscono il ruolo d'ingresso nella carriera universitaria; all'istituzione del ruolo non potevano fare docenza diretta e la loro mansione lavorativa era legata principalmente alla ricerca scientifica con qualche applicazione di didattica di supporto a corsi di cui non potevano avere la responsabilità diretta (seminari, esercitazioni, ecc.). Con lo stratificarsi delle leggi sulla docenza, i ricercatori hanno acquisito la possibilità di tenere corsi a livello universitario in piena autonomia, proprio come i professori di prima e seconda fascia; oggi il contributo dei ricercatori nel sostenere l'offerta di docenza complessiva delle Università italiane si aggira sul 35%.
  • I professori associati (o di seconda fascia) che costituiscono il livello più basso della carriera di professore di ruolo nonché, in origine, il primo di docenza frontale (ossia di responsabilità di tenere corsi universitari in piena autonomia).
  • I professori ordinari (o di prima fascia) che costituiscono il livello più alto della docenza universitaria e, normalmente, occupano i ruoli di governo negli Atenei.

Gli appartenenti a tutte e tre le categorie vengono chiamati a pieno titolo - e pieno diritto - docenti in quanto praticamente tutti, in misura e con modalità che possono differire nelle varie realtà accademiche, sostengono i molti carichi di docenza frontale che costituiscono la prima missione istituzionale dell'Università.

Ricercatori e professori sono impegnati altresì in attività di ricerca scientifica che costituiscono la base della professione accademica ed i cui risultati saranno valutati con forte priorità al momento della partecipazione ai concorsi per la progressione di carriera.

In generale, prima dell'avvio della carriera universitaria, si sostiene una fase di formazione alla ricerca scientifica ed alla didattica: il dottorato di ricerca. Si tratta di un periodo di tre anni in cui il dottorando studia la materia di cui ha scelto di interessarsi sotto la guida di un tutore; questi lo seguirà fino all'esame finale che, se superato, permetterà al candidato di conseguire il titolo di dottore di ricerca.

Sul piano dell'organizzazione didattica, i Settori Scientifico Disciplinari (SSD) raggruppano i docenti in servizio negli Atenei secondo criteri di omogeneità disciplinari regolate da indicazioni e norme emesse dal Ministero che governa l'Università.

Ogni SSD è individuato da un gruppo di materie affini di cui sono esperti i docenti afferenti a quel SSD; pertanto, ogni corso universitario si tiene per un determinato SSD, ogni docente afferisce ad un determinato SSD e lavora in un dato Dipartimento.

Dal punto di vista dell'organizzazione logistica, ogni Università (o Ateneo) si compone di un certo numero di Facoltà in cui vengono insegnate materie afferenti a determinati Settori Scientifici Disciplinari raccolti per omogeneità; in ogni Facoltà le unità lavorative sono i Dipartimenti cui afferiscono professori che lavorano nei settori rappresentati in essi.

- Gli ordinamenti degli studi

L'organizzazione didattica e la relativa offerta sono oggi in piena evoluzione.

Dopo decenni di sostanziale stabilità dell'organizzazione universitaria, alla fine degli anni novanta è entrato in vigore un nuovo ordinamento degli studi (ex lege 509/99) ideato con alcune dichiarate finalità tra cui quella di creare figure professionali intermedie tra il diplomato ed il laureato tradizionale, di ridurre i tempi di laurea che in Italia avevano raggiunto livelli allarmanti.

Questa riforma ha comportato significative modifiche nell'organizzazione dei corsi e, più in generale, dell'assetto globale dell'Università; per gli studenti si è trattato di adattarsi ad un periodo di transitori con tutte le incertezze derivanti dall'affermarsi di un nuovo ordinamento.

Il cambiamento più "invasivo" è consistito senza dubbio nell'introduzione di due livelli di diploma; la regola non è necessariamente uguale per tutti i corsi di Laurea ma, nella massima parte dei casi, il primo livello (laurea propriamente detta o laurea "breve" o laurea "triennale") si consegue dopo tre anni di studi in cui si devono acquisire le conoscenze di base della materia prescelta e discutere una Tesi in seduta di Laurea. Segue una fase biennale di specializzazione in cui lo studente si occupa di materie più specifiche e caratterizzanti per la professionalità che sta acquisendo e discute, in una seconda seduta, la propria Tesi - più impegnativa della prima - al momento della Laurea "specialistica".

La divisione in due periodi del corso di studi ha generato notevoli difficoltà sia di organizzazione pratica dei manifesti degli studi, sia di aumento del carico di studio; ritenuta imprescindibile per l'ordinamento corrente, questa divisione ha generato la necessità di scindere i contenuti di ogni esame tradizionale in una parte "di base", da tenere nei nuovi esami della triennale, ed una "specialistica" da tenere nei corsi dell'omonima laurea.

La conseguente difficoltà è stata duplice: per i docenti si è trattato di rivedere la struttura dei corsi per utilizzarne le varie parti come la riforma richiede; gli studenti hanno dovuto trattare alcuni argomenti di determinate materie ai primi anni e poi, dopo essersi addirittura laureati, ne hanno visto ricomparire altri nelle materie della specialistica, con notevoli problemi di riconnessione degli aspetti dottrinali, dato il tempo passato dall'acquisizione delle prime nozioni.

Oltre a ciò, è apparso chiaro - ed anzi è oggi motivi di polemica - che le ragioni e gli obiettivi posti alla base della riforma erano meno fondati di quanto si pensava e, soprattutto, vi sono seri dubbi che siano stati colti appieno.

Il fatto che la stragrande maggioranza degli studenti, dopo la laurea triennale, si iscrivano alla specialistica lascia serie perplessità circa la necessità di una riforma così stravolgente sulle impostazioni accademiche consolidate. E poi dati alla mano - si veda anche l'articolo apparso su "Il Messaggero" del 17 marzo 2009 - c'è da ritenere che anche il ritardo negli studi non sia granché migliorato: insomma, c'è chi pensa che, in buona sostanza, la riforma del 1999 non abbia colto i suoi obiettivi principali.

Eppure, ancor prima di aspettare di veder consolidati i risultati della prima, un'altra riforma si è affacciata sulla scena dell'Università italiana; la legge 270 del 2004, mantenendo la struttura del 3 + 2, ha cambiato ancora la ripartizione dei contenuti dei corsi universitari.

Singolarmente, appoggiandosi ad una delle poche disposizioni emanate durante il ministero dell'on. Mussi, (DM "Mussi" del 2007 art. 3) che pone un limite massimo di 20 esami da sostenere per conseguire la laurea triennale e di 12 per la specialistica (rinominata "magistrale"), la 270 (meglio nota come "riforma Moratti" perché decretata dal ministro Letizia Moratti) è stata da molti vista come un ritorno al passato con una soluzione di continuità abbastanza netta tra triennale e magistrale, esami da sostenere più corposi ma meno numerosi, minore tendenza alla moltiplicazione dei corsi di studi e degli esami di profitto.

Ma, presumibilmente, anche minore offerta didattica complessiva.

Funzionerà? Staremo a vedere.

- Le procedure di valutazione comparativa (concorsi)

Le procedure di valutazione comparativa (sinteticamente: concorsi) vengono espletate per un determinato SSD e promuovono nuovi docenti che afferiranno a quel SSD. L'accesso alla docenza universitaria (in generale, nel posto di ricercatore) e la progressione di carriera sono subordinati al conseguimento dell'idoneità (condizione indispensabile per l'ingresso in un dato ruolo) che viene conferita esclusivamente con procedure di valutazione comparativa tra i candidati che aspirano al posto bandito.

I concorsi per il posto di ricercatore sono banditi dalla sede presso la quale il vincitore prenderà servizio. Quelli a professore di ruolo (di I o II fascia) mettono a concorso un certo numero di posti di professore ma conferiscono un numero di idoneità maggiore, dettato dalla norma vigente al momento del bando; allo stato - aprile 2009 ma è in via di applicazione una legge che potrebbe cambiare lo stato giuridico della docenza universitaria e le normative concorsuali - i concorsi esitano due idoneità.

Al termine di una procedura di valutazione comparativa, la commissione deve redigere una relazione finale in cui espone l'iter seguito e, in particolare, i criteri stabiliti per la valutazione del curriculum dei candidati con i giudizi che ne sono derivati.

La relazione rappresenta, quindi, la sintesi del concorso e ne contiene l'esito basato su valutazioni insindacabili che non possono, cioè, essere messe in discussione né sul piano della perizia né della buona fede con cui sono state formulate.

Alla fine della procedura, si procede alla valutazione comparativa dei candidati ossia, attraverso una votazione, viene formulata una classifica dei valori espressi; le prime posizioni di questa graduatoria determinano il conferimento delle idoneità nel numero previsto dal bando di concorso.

Chi risulta primo (il vincitore), prende, di norma, servizio presso l'Ateneo che ha bandito il concorso; gli altri che hanno conseguito l'idoneità possono avvalersene per essere chiamati da Atenei che possono ed intendono investire nell'acquisire una professionalità ritenuta utile a sostenere od ampliare l'offerta didattica e scientifica.

Alla presa di servizio, per tutte e tre le figure iniziano tre anni di prova al termine dei quali si deve sostenere un esame che, se superato, permette di ottenere la conferma ossia la definitiva entrata in ruolo.

La composizione delle commissioni che devono valutare i candidati ed assegnare le idoneità dipende dal ruolo a concorso ed è stata variata recentemente dalla modifica della normativa concorsuale. Tutti i membri devono essere scelti all'interno del SSD oppure, nel caso che non vi siano sufficienti disponibilità, nei settori affini a quello di bando secondo una tabella stabilita dal Ministero.

All'epoca del concorso oggetto della storia che si racconta, la procedura di valutazione comparativa per il posto di ricercatore è gestita da una commissione di tre docenti: uno di essi, il membro interno della Facoltà, può essere un professore ordinario oppure un associato della sede banditrice. Gli altri due sono un ricercatore ed un associato, se il membro interno è un ordinario, oppure un ordinario, se il membro interno è un associato; in ogni caso, questi due docenti devono afferire a sedi diverse da quella in cui il concorso è stato bandito.

L'esame da sostenere comprende una prova scritta, una prova pratica ed una vera e propria prova orale con discussione degli eventuali titoli in possesso del candidato.

Per il concorso a professore di seconda fascia, la commissione giudicatrice è composta da cinque professori tra cui c'è un membro interno dalla Facoltà della sede banditrice che può essere un ordinario o un associato; gli altri quattro devono essere due ordinari e due associati del settore, afferenti a sedi diverse da quella che ha bandito il concorso. Le prove da sostenere comprendono una discussione dei titoli presentati per la valutazione ed una prova didattica consistente in una vera e propria lezione cattedratica.

Analoga situazione per il concorso ad ordinario dove i cinque membri della commissione sono, ovviamente, tutti ordinari e la valutazione si effettua sulla base dei soli titoli presentati.

La scelta del membro interno compete alla Facoltà dove opera il SSD per il quale è stato bandito il concorso; la delibera viene presa, generalmente, su suggerimento del Consiglio del SSD stesso che si riunisce e formula una proposta. Gli altri membri sono nominati, per categorie, a seguito di una votazione a livello nazionale in cui l'elettorato passivo è costituito da tutti i professori e ricercatori (necessariamente confermati nel ruolo) afferenti alle sedi diverse da quella che ha emanato il bando.le mie osservazioni...

 
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Questa sezione è dedicata a coloro che, coinvolti a qualsiasi titolo nell storia del "bel concorso" intendano esprimere la propria opinione
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