- Contenuti

Questa sezione ha lo scopo di mostrare l'impegno che si è profuso nella nostra sede per sostenere e migliorare l'impiantistica navale, vista spesso come la Cenerentola delle sezioni di cui si compone l'Ingegneria Navale italiana a dispetto delle crescenti richieste di competenze in questo campo da parte dell'industria navale. Sullo sfondo del concorso e della sonora bocciatura dei ricercatori napoletani impiantisti, si mostra in che termini questi si erano dati da fare per sviluppare il settore, quali lavori avevano realizzato, quali risultati, spesso tangibili e riconosciuti, avevano permesso di conseguire.

- Le persone e le strutture

All'inizio degli anni '90, il settore di Impianti Navali, proveniente dall'Istituto di Macchine Marine, contava su due soli professori: il prof. FiorentinoAntonio Fiorentino – ING-IND-02 (provenienza Impianti) ordinario in pensione; ha insegnato “Automazione della Nave” per il vecchio ordinamento., studioso prevalentemente di Automazione Navale, ed il prof. PaciollaAntonio Paciolla – ING-IND/02 (provenienza Impianti) associato; insegna “Impianti di Propulsione Navale I” per la triennale e “Impianti di Propulsione Navale II” per la specialistica. Oltre ai ricercatori napoletani candidati al concorso è l’unico altro docente napoletano proveniente dal sottosettore di Impianti Navali. che si occupava degli impianti di propulsione e di quelli ausiliari di bordo.

L'inizio della cooperazione mia e di Flavio BalsamoFlavio Balsamo – ING-IND/02 (provenienza Impianti) ricercatore; insegna “Gestione degli Impianti di Bordo” (modulo di “Impianti Navali”) per la laurea triennale e “Impianti di Propulsione III” per la specialistica. È stato uno dei candidati al “bel concorso”. mise a disposizione nuove energie; fu possibile metter su un vero e proprio laboratorio di Impianti Navali che ancora oggi è operativo ed ha permesso di sviluppare alcuni interessanti filoni di ricerca sperimentale. Tra essi, la caratterizzazione del funzionamento degli impianti di propulsione di navi in esercizio al fine di valutare le condizioni del sistema di propulsione, di misurare e controllare le emissioni nocive allo scarico, di proporre soluzioni alternative in grado di soddisfare i requisiti della propulsione in presenza di vincoli progettuali derivanti da questioni tecniche, ambientali, ecc.

Fu acquisita, nel tempo, una serie di strumentazioni avanzate in grado di realizzare sperimentazioni a bordo con rilievo diretto dei parametri di navigazione e propulsione attraverso i quali caratterizzare il funzionamento dell'apparato di propulsione e di quelli di bordo.

- L'attività di ricerca ed i lavori scientifici

Per accreditare le ricerche da svolgere, si pensò di creare contatti stabili con le realtà industriali più importanti nel settore quali la Diesel Ricerche di Trieste, del gruppo Grandi Motori (GMT) che si occupava della ricerca nel campo dei grandi motori diesel per applicazione navale ed industriale; ed anche con istituti di ricerca come l'Istituto Motori del CNR in collaborazione con il quale fu programmata ed eseguita un serie di sperimentazioni sul campo ed al banco prova.

In collaborazione con la Diesel Ricerche (e con il compianto ing. Tommaso Franca), in risposta ad alcuni problemi che si erano presentati sui motori 4 tempi di produzione GMT quando utilizzati a carichi parziali, furono eseguiti studi teorici volti ad indagare sulla risposta di questi motori al crescere del livello di sovralimentazione; si arrivò a determinare una descrizione analitica dei fenomeni coinvolti nelle condizioni operative in cui si rivelavano i malfunzionamenti.

Dopo le prime esperienze di studio, per validare le conclusioni tratte sul piano teorico, si decise di investire nel monitoraggio del funzionamento degli impianti ossia nella misura dei principali parametri di propulsione e navigazione delle navi oggetto di indagine.

E così, applicammo questa metodologia ad una serie di case study coinvolgendo diverse realtà della marineria italiana.

Con la società di navigazione CaReMar furono presi accordi per indagare circa il funzionamento dei traghetti in linea per le isole del golfo di Napoli.

Poi si passò a studiare le condizioni operative dei vaporetti in servizio nella laguna di Venezia, dell'Azienda di trasporto pubblico locale ACTV; l'attività sperimentale ebbe tale successo da spingere i tecnici di ACTV a metter in piedi le condizioni per presentare un progetto da finanziare con fondi europei, finalizzato alla realizzazione di un vaporetto alternativo in grado di effettuare il trasporto pubblico nei canali lagunari con ridotto impatto ambientale.

L'obiettivo era quello di attenuare il più possibile sia le emissioni allo scarico dell'apparato di propulsione, sia la formazione ondosa generata dal passaggio del vaporetto, problema che sta minando pesantemente la stabilità delle banchine dei canali veneziani.

Il progetto LIUTO ebbe pieno successo: fu finanziato nel 1996 dalla CE e gli studi furono eseguiti in partnerato con alcuni operatori del settore a livello europeo come le tedesche Schottel, importante produttore di propulsori navali, ed SVA, organizzazione operante nel campo della ricerca e delle costruzioni navali, che realizzarono un propulsore innovativo per l'imbarcazione.

L'italiana Intermarine, cantiere italiano del gruppo Rodriquez specializzato nelle costruzioni in vetroresina, realizzò lo scafo utilizzando una procedura brevettata dalla stessa Azienda.

Fu coinvolto anche l'olandese MARIN, massimo istituto di ricerca nel campo dell'idrodinamica navale, che eseguì l'ottimizzazione dello scafo con applicazioni CFD e prove in vasca; il DIN, grazie alle iniziative di ricerca prese dagli impiantisti, si ritrovò così - come non era mai successo prima e non sarebbe più successo dopo - in un contesto di studi di alto livello a sviluppare soluzioni innovative in tema di impianti di propulsione a basso impatto ambientale.

Il progetto andò avanti fino al 2000 quando fu costruito e consegnato all'ACTV il vaporetto, anch'esso denominato LIUTO, che alle prove eseguite in mare si mostrò in grado di cogliere tutti gli ambiziosi obiettivi posti alla base del progetto in termini di contenimento dell'impatto ambientale. E che è ancor'oggi possibile osservare in servizio a Venezia ed in laguna.

Il successo ottenuto con l'avventura del LIUTO ci convinse che la strada della ricerca applicata al funzionamento reale dei sistemi di propulsione potesse portare frutti in termini di proposte alternative e di validazione della risposta dell'imbarcazione ai presupposti progettuali.

Così, nuovamente in partnerato con CaReMar ed in collaborazione con i colleghi di Architettura Navale, impiantammo un'attività di ricerca volta allo studio del funzionamento di un catamarano in servizio nel golfo di Napoli; la finalità principale era l'indagine sulla congruenza delle reali condizioni di funzionamento con quelle previste in fase di progetto. L'occasione era resa ancora più allettante dalla circostanza che le esperienze idrodinamiche preliminari per quel catamarano erano state eseguite proprio nella vasca del Dipartimento.

Anche per questa ricerca fu richiesto un finanziamento (ex lege 41) alla Regione Campania cui fu presentato un progetto di ricerca finalizzato allo studio descritto, da eseguire in collaborazione con la CaReMar.

Il progetto fu approvato ed io stesso divenni responsabile scientifico del gruppo di ricerca incaricato di svilupparlo; il finanziamento, concesso per le annualità 1997 e 1998 ma erogato con anni di ritardo, permise lo svolgimento di attività sperimentali piuttosto complesse sul catamarano e portò ad alcune conclusioni scientifiche di cui ebbi personalmente l'onore di parlare con il professore Anthony F. Molland - studioso dell'Università di Southampton, massima autorità nel campo dei catamarani - il quale mostrò di apprezzare il lavoro di ricerca svolto a Napoli.

È interessante osservare che la relazione finale presentata alla Regione Campania a resoconto delle attività svolte e piena di commenti positivi sul lavoro svolto, fu firmata congiuntamente da me, in qualità di responsabile della ricerca, e dal direttore del Dipartimento dell'epoca: il prof. Masino MandarinoMasino Mandarino – ING-IND/02 (provenienza Costruzioni) ordinario; insegna “Costruzioni Navali I” per la laurea triennale, “Costruzioni Navali II”, “Navi Militari I” e “Complementi di Navi Militari” per la specialistica. È uno dei quattro professori che furono indicati come protagonisti delle azioni di contrasto ad alcuni candidati verificatesi nel “bel concorso” di cui si può considerare il protagonista assoluto.. Quello stesso che, nei giudizi del concorso, a proposito delle pubblicazioni presentate (tra cui quelle realizzate a seguito dell'attività appena descritta) affermerà che "mancano nei lavori esaminati chiari e concreti riferimenti, che consentano di cogliere elementi di originalità"!

Tutti i lavori svolti a seguito delle attività di ricerca descritte - ed altri relativi a indagini di portata minore - sono stati pubblicati da riviste di livello internazionale oppure presentati ai più significativi congressi internazionali dei settori meccanico e navale come CIMAC, PRADS, IMAM, FAST; è possibile scaricarli, alla pagina pubblicazioni, dal mio sito istituzionale d'Ateneo dove vengono esposte tutte le mie attività accademiche relative alla ricerca ed alla didattica.

Nelle gallerie fotografiche sono esposte alcune immagini che descrivono le varie fasi delle attività sostenute.

- La didattica in Impianti Navali

I contributi dei ricercatori impiantisti ha permesso di sostenere e migliorare anche l'offerta didattica in termini di corsi offerti e materie trattate.

Fino all'AA 1995/1996 gli unici corsi di impiantistica del corso di Laurea in Ingegneria Navale erano quelli di "Impianti di Propulsione Navale" tenuto dal prof. PaciollaAntonio Paciolla – ING-IND/02 (provenienza Impianti) associato; insegna “Impianti di Propulsione Navale I” per la triennale e “Impianti di Propulsione Navale II” per la specialistica. Oltre ai ricercatori napoletani candidati al concorso è l’unico altro docente napoletano proveniente dal sottosettore di Impianti Navali., di "Automazione Navale" tenuto dal prof. FiorentinoAntonio Fiorentino – ING-IND-02 (provenienza Impianti) ordinario in pensione; ha insegnato “Automazione della Nave” per il vecchio ordinamento. e di "Impianti Navali" tenuto per supplenza ancora dal prof. PaciollaAntonio Paciolla – ING-IND/02 (provenienza Impianti) associato; insegna “Impianti di Propulsione Navale I” per la triennale e “Impianti di Propulsione Navale II” per la specialistica. Oltre ai ricercatori napoletani candidati al concorso è l’unico altro docente napoletano proveniente dal sottosettore di Impianti Navali..

Dal 95/96 ho iniziato a tenere il corso di "Apparecchiature e Strumenti di Bordo" cui si è aggiunto un rinnovato corso di "Impianti Navali" dall'AA 98/99. Dal 2001/2002, dal momento, cioè, della uscita dal ruolo del prof. FiorentinoAntonio Fiorentino – ING-IND-02 (provenienza Impianti) ordinario in pensione; ha insegnato “Automazione della Nave” per il vecchio ordinamento., Flavio BalsamoFlavio Balsamo – ING-IND/02 (provenienza Impianti) ricercatore; insegna “Gestione degli Impianti di Bordo” (modulo di “Impianti Navali”) per la laurea triennale e “Impianti di Propulsione III” per la specialistica. È stato uno dei candidati al “bel concorso”. ha iniziato a tenere il corso di "Automazione Navale" che ha trovato così copertura e continuità di insegnamento.

Con l'avvento del nuovo ordinamento degli studi (ex lege 509/99) e del transitorio tra i nuovi ed i vecchi piani di studio, i corsi da tenere si moltiplicarono e con essi l'offerta didattica del settore navale; fino ad arrivare all'assetto attuale in cui i due ricercatori sostengono diciotto crediti dei trenta offerti dal settore.

Attualmente, tengo il modulo di "Tecnologie degli Impianti di Bordo" (3 crediti) del corso di "Impianti Navali" per il Corso di Laurea triennale nonché il corso di "Progetto di Impianti Navali" (6 crediti) per la Specialistica; per il nuovo ordinamento è previsto un unico esame di "Impianti Navali" da 9 crediti, obbligatorio per il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Navale.

Tutti questi insegnamenti sono tenuti per supplenza; proprio il concorso in questione era stato bandito per coprirli con professori di ruolo. Sempre che la commissione non avesse ritenuto i due ricercatori napoletani incapaci di fare ciò che fanno da molti anni e che già sono incaricati di fare in futuro.le mie osservazioni...

 
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